Raimondo Ricci


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Algeri Giuseppe
Ansaldi Mattia Alberto
Arnaldi Antonio
Banterla Arturo
Baroncini Nella
Benassi Roberto
Bigo Pio
Bocchetta Vittore
Bressan Milovan
Canestrari Alessandro
Cantoni Rosa
Capuozzo Raffaele
Castellani Roberto
Cherchi Anna
Dalmasso Don Angelo
De Walderstein Nerina
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Emer Luigi
Fiorentino Leone
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Gianardi Mario
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Isola Luigi
Limentani Mario
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Marostica Aldo
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Miola Elidio
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Pavarotti Romolo
Pedrotti Don Guido
Pierini Pietro
Ricci Raimondo
Rigouard Adriano
Rossetti Sergio
Rupel Savina
Salmoni Gilberto
Scala Remo
Stanzione Mirella
Tardivo Mario
Tedeschi Natalia
Todros Carlo
Varini Franco
Visintin Antonio
Vitiello Salvatore
Zaccherini Vittoriano
Zappa Ugo
Raimondo Ricci
nato a Imperia nel 1921, residente a Genova


Arresto
effettuato da alcuni militari dell'UPI, verso metà dicembre del 1943, a Imperia, per attività partigiana

Carcerazione
- a Imperia, nel Carcere
- a Genova, nel Carcere di Marassi

Deportazione
Nei Lager nazisti d'Italia: a Fossoli
Nei Lager nazisti d'oltralpe: in Austria, a Mauthausen, poi a Grossraming (sottocampo di Mauthausen)

Liberazione
avvenuta a Grossraming il 2 maggio 1945 da parte dell'esercito americano

Ritorno a casa
non specificato
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La testimonianza
Sono Raimondo Ricci, sono nato nell'aprile del 1921.

Fin dai giorni immediatamente successivi all'8 settembre del 1943, io mi sono dedicato a sperimentare la possibilità - naturalmente insieme a tanti altri amici - di organizzare un movimento di resistenza armata all'occupazione tedesca. Il fascismo di Salò non era ancora nato, cominciò a segnare la propria esistenza nel novembre... Quindi il nostro nemico era sostanzialmente il tedesco occupante, il quale faceva già sfoggio dei propri metodi, che del resto i militari italiani avevano conosciuto anche quando avevano combattuto fianco a fianco con i tedeschi. Insieme ad altri amici - in particolare ad Imperia, dove ho operato - abbiamo accantonato... Ci siamo impossessati di armi, di qualche mezzo meccanico... L'abbiamo portato in montagna... Di lì è nato il primo lavoro molto faticoso, anche perché era un lavoro che sembrava promettere una possibilità di organizzazione e poi invece deludeva questa prospettiva, per poi rialimentare la speranza di riuscirvi... Di organizzazione delle prime, non ancora formazioni vere e proprie, ma chiamiamole "bande" - così del resto si chiamavano nel gergo comune -, "bande armate della Resistenza".

 A metà dicembre del 1943 - circa tre mesi dopo l'inizio di questa attività e dopo l'armistizio - io ebbi incarico, dato che avevo anche assunto la responsabilità di commissario in una banda partigiana, di recarmi a Genova per prendere dei contatti con il Comitato di Liberazione Nazionale della Liguria che, a sua volta, era via via in fase di organizzazione. Stetti a Genova... Cercai di partire in treno il più riservatamente possibile e tuttavia fui segnalato da qualcuno che riferì di questo mio spostamento - la mia presenza in montagna era ormai nota -, di questo mio spostamento verso Genova. Mi fu fatta la posta per tre giorni, tre giorni mi fermai a Genova e la sera del terzo giorno quando dalla stazione ferroviaria di Imperia Porto Maurizio, di sera inoltrata mi recavo in bicicletta, verso l'interno per ritornare in montagna, fui fermato da militari armati - chiamiamoli così, più che militari, armati - dell'UPI, l'Ufficio Politico Investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana, che nel frattempo si era costituita. Venni arrestato insieme a mia sorella, che mi era venuta a prendere alla stazione. Mia sorella fu detenuta per tre, quattro giorni e poi lasciata libera. Io invece venni sottoposto a tanti interrogatori perché si voleva sapere da me, evidentemente, l'organizzazione armata a che punto era.
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 Fui detenuto ad Imperia abbastanza a lungo, cioè fino al febbraio del 1944, quindi stetti ad Imperia quasi due mesi. Venni trasferito nel carcere di Savona, dove stetti diverso tempo, e successivamente fui trasferito ancora nelle mani delle SS, esattamente nella IV Sezione delle carceri di Marassi.

 Insieme a tanti altri venimmo trasferiti nel campo di smistamento di Fossoli di Carpi - il campo di Bolzano non aveva ancora cominciato a funzionare in quell'epoca - e poi successivamente, a metà giugno del 1944 venni in vagone piombato, trasferito nel campo di eliminazione di Mauthausen. Questo Transport, questo viaggio di trasferimento lo ricordo come un viaggio estremamente faticoso e l'idea dominante, fu quella, però, di vedere se riuscivamo ad organizzare e realizzare la fuga. Non fu più possibile perché il treno arrivò in una stazione, si fermò, le SS si accorsero di ciò che era avvenuto, chiusero ermeticamente il finestrino e si diedero anche alla caccia di coloro che erano fuggiti.

Siamo arrivati a Mauthausen, come normalmente avveniva per i trasporti, di notte. Fummo concentrati nella parte del Lager che era destinata proprio ai trasporti in arrivo, era la prima parte della notte, e progressivamente con il passare delle ore, venimmo privati via via di tutto. Ci vennero portate via progressivamente le valigie, quelli di noi che le avevano, gli abiti, ci fu ordinato di toglierci gli abiti; e poi via via, diciamo, tutto quanto avevamo.

Quindi denudati completamente e poi avviati alle docce che erano effettivamente docce, per noi furono effettivamente docce di acqua caldissima, di acqua bollente prima e di acqua fredda dopo e alla depilazione completa di ogni parte del corpo, quindi dei capelli, della testa, del pube e di tutto quanto il corpo. Eravamo, a un certo momento, quando uscivamo da queste docce... Voi sapete bene che nell'esperienza dei campi... Anche a Mauthausen c'erano le camere a gas e quindi... Soprattutto nei campi che furono costituiti appositamente per lo sterminio degli ebrei e degli altri oppositori, per cui in quelli in cui lo sterminio aveva dimensioni più massicce furono realizzate delle camere a gas. La questione non era tanto metodologica quanto quantitativa. Simulavano... C'erano delle grandi stanze che sembravano delle docce e invece erano delle camere a gas: dai tubi usciva il gas venefico, anziché l'acqua, come nel caso nostro. Anche a Mauthausen c'era questa situazione, che però non era di normale funzionamento nei confronti dei trasporti. Perché venisse realizzata, dovevano esserci determinate condizioni, che però poi si verificarono anche per molti internati a Mauthausen. Dopo tutto questo noi eravamo praticamente come dei vermi...

Naturalmente questo trattamento era particolarmente scioccante perché la spoliazione completa... Questo trattamento di depilazione assoluta, queste docce calde e fredde, la distribuzione di indumenti che erano dei pantaloni e camicie a strisce bianche e blu verticali, che venivano distribuite assolutamente in modo casuale, per cui venivano distribuite senza alcun riferimento alle dimensioni di ciascun individuo, e qualche aggiustamento si poteva fare soltanto tra di noi, scambiandocele, quando un indumento troppo stretto era capitato ad una persona troppo alta, troppo grassa, troppo grande o viceversa e tutto questo creava una situazione di sgomento, era come un gran pugno nello stomaco dal quale non era facile riaversi.
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L'immatricolazione avvenne il giorno successivo a quello del nostro arrivo, quando cioè fummo destinati al blocco di quarantena. Io fui destinato alla baracca 17. Anche durante la quarantena fummo destinati a lavorare. Io lavorai per giorni e giorni di seguito alla cava di pietra che era... Che fu un luogo terrificante di morte. Ad un certo punto - appunto del luglio del 1944 - venni inviato in un campo dipendente a Grossraming, dove arrivai con un gruppo che era di circa trecento, ducento e tanti italiani, dove fummo destinati alla costruzione di una centrale idroelettrica... Quindi lavoro all'aperto, lavoro molto duro sotto il sole per quel primo periodo.

Poco cibo, un cibo assolutamente inadeguato a contrastare la fame... E la fame acuta diventava fame endemica; cioè la fame non più saziabile, perché derivante da un assoluto deperimento organico e non dalla mancanza di cibo per uno o più giorni, o anche da più settimane, ma proprio da un decadimento dell'intero fisico. Il nostro destino era inevitabilmente quello della morte; cioè quello della malattia, della morte, della consunzione... Della morte per deperimento... La morte per i mille accidenti che possono capitare in una situazione di questo genere. Le condizioni estreme nelle quali noi conservavamo la vita hanno fatto anche sì che nei campi molto spesso si verificarono anche delle situazioni non di solidarietà, ma di contrasto, quando un pezzo di pane ed una gamella di zuppa, potevano rappresentare un elemento di sopravvivenza. Rubare il pezzo di pane o impossessarsi della gamella diventava un qualche cosa che era direttamente connesso con la possibilità di sopravvivere.

Il campo è stato smantellato, ed è stato smantellato per fortuna il primo di settembre del 1944, e quindi tutto il comando, tutto il gruppo di prigionieri di quel campo, ritornò a Mauthausen.

Io vidi tutto a Mauthausen. Subii tutto, tutto, le torture, i pestaggi, il lavoro. Vidi nella parte finale della mia esperienza le fosse dei cadaveri, che venivano riempite quando i forni crematori non erano più adeguati a bruciare i morti; nel senso che le morti si succedevano con un ritmo eccessivo. Fui in qualche modo spettatore, se non testimone diretto, della rivolta del blocco 20, dove gli internati che ivi avevano un trattamento particolarmente offensivo e vessatorio, tentarono la rivolta, e riuscirono a fuggire in 600 morendo al 99%. Se ne salvarono 5 o 6, non di più. Vidi, subii tutto. Dovetti anche trasportare i cadaveri.
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 Mauthausen venne liberata in due fasi successive. La liberazione ufficiale avvenne il 5 maggio del 1945, perché questa è la data in cui arrivarono al campo gli americani in forze con le loro autoblinde, i loro carri armati. Però le SS se ne erano andate fin dal 2 maggio e avevano lasciato il campo nelle mani della polizia di Vienna. Dopo che le SS se ne andarono, rimanemmo a liberare il campo, a disattivare cioè il circuito elettrico ad alta tensione nel filo spinato che circondava il campo, ed a impossessarsi delle armi che erano all'armeria delle SS, e poi anche in un'altra armeria... A distribuirle a coloro che erano in grado di cooperare con il Comitato di Liberazione del campo.



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